La Corte di Appello civile di Caltanissetta con una recentissima sentenza ha condannato la Presidenza del Consiglio dei Ministri a risarcire i congiunti di una vittima di femminicidio per mancato recepimento della direttiva comunitaria n.80 del 2004.

L’importanza e la assoluta novità della pronuncia della Corte d’Appello di Caltanissetta è duplice: innanzitutto riconosce il diritto all’indennizzo anche ai congiunti più prossimi della vittima che la legge nazionale ha sinora illegittimamente escluso; in secondo luogo è stato riconosciuto un risarcimento personalizzato ed adeguato per ciascun familiare nel pieno rispetto della ratio della direttiva comunitaria.

E’ necessario che il Governo ed il Parlamento intervengano per modificare la legge e dare completa attuazione alla direttiva comunitaria. In uno Stato di diritto le vittime ed i loro familiari non dovrebbero essere costretti ad affrontare una lunga causa civile contro lo Stato dopo aver dovuto subire le indicibili sofferenze causate dai reati. Lo Stato dovrebbe essere al loro fianco e non opporsi alle loro legittime istanze.

Il Tribunale di Roma, con sentenza del Luglio 2025, ha condannato la Presidenza del Consiglio dei Ministri a risarcire i familiari di una vittima di omicidio da noi assistiti, per mancato recepimento della direttiva comunitaria n.80 del 2004. La somma riconosciuta è di oltre 200 mila euro.

Gli importi riconosciuti sono superiori all’indennizzo previsto sino ad oggi dalla legge italiana di recepimento.

Il Tribunale di Catania, con ordinanza di Aprile 2025, ha condannato la Presidenza del Consiglio dei Ministri a risarcire il padre di una vittima di omicidio da noi assistito. La somma riconosciuta è di oltre 300 mila euro per mancato recepimento della direttiva comunitaria n.80 del 2004.

Anche in questo caso, l’importo riconosciuto è superiore all’indennizzo riconosciuto sino ad oggi dalla legge italiana di recepimento.